Voci della Grande Guerra

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1917, Camera comitato segreto, pp. 126-230
Camera dei deputati
1967
Comitati segreti sulla condotta della guerra: giugno-dicembre 1917
165Bisogna parlare alto ai nostri alleati.
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166Mentre l’Intesa credeva di poter risolvere tutto con la superiorità numerica, i nemici suoi alle eccessive schiere dei soldati sostituirono mitragliatrici e cannoni;
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167alla manovra che non si poteva più fare a piedi e vicino al nemico, essi sostituirono la manovra lontana effettuata con le ferrovie;
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168ad una sola linea ne sostituirono due, quella combattente in trincea e quella di riserva in movimento.
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169Se gli eserciti dell’Intesa avessero imitato simile mossa, l’Italia l’indomani di Gorizia volava a Trieste.
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170Sarebbe stato meglio che l’esercito italiano avesse manovrato subito nel 1914 con le sue 37 divisioni, anziché molto dopo con 66.
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171L’indice più appariscente della forza delle nazioni è dato dalla quantità delle rispettive popolazioni.
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172E qui l’oratore contrappone i dati relativi a quelle dell’Intesa e degli Stati nemici prima e dopo del ritiro della Russia.
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173L’equilibrio fu rotto specialmente a svantaggio dell’Italia, perché di tutto il fronte europeo la sua parte era quella più vicina ai centri vitali dell’Austria.
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174I precedenti comandi di stato maggiore quando avevano studiato l’ipotesi di una guerra italo-austriaca, erano partiti dall’ipotesi che l’Austria avesse preso l’offensiva:
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175era infatti da prevedersi come, libera nelle sue mosse, avrebbe seguito tale condotta.
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176Ed appunto in seguito ai rivolgimenti russi l’Italia doveva subito porsi in difesa.
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177L’oratore viene poi a parlare dell’assenza delle riserve, esponendo la necessità di una massa separata dalle altre.
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178Se a ciò si fosse provveduto, molti inconvenienti verificatisi durante la campagna sarebbero rimasti eliminati e si sarebbero potute evitare le conseguenze che oggi deploriamo.
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179Noi agimmo a ritroso e con mentalità ottusa:
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180la marcia su Trieste fu così imposta non come problema da discutersi ma come un principio di fede, ed ogni minimo dubbio espose a gravissime punizioni.
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181La mentalità retriva aggravò poi l’errore:
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182si fecero le incette e gli ammassamenti con il criterio delle guerre antiche, in cui l’estrema mobilità dei corpi ed il difetto di comunicazione consigliavano i lunghi convogli.
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183L’oratore enumera gli errori che hanno condotto al disastro, ma l’errore capitale, che tutti gli altri integra, risiede nell’aver confidato l’intera vita del paese nelle mani di un uomo la cui mentalità era stata seriamente discussa, nell’uomo che trasportò nella guerra la fede cieca in una condotta immutabile, la credenza del dogma che non si discute:
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184questo concetto dominante staccò il Comando dall’esercito.