Voci della Grande Guerra

Con me e con gli alpini. Primo quaderno Frase: #11

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AutoreJahier, Piero
Professione AutoreScrittore, poeta
EditoreLibreria della Voce
LuogoFirenze
Data1919
Genere TestualeMemorie
BibliotecaUniversity of Toronto Library (Internet Archive)
N Pagine Tot192
N Pagine Pref
N Pagine Txt192
Parti Gold[58-83] + [5-57] + [84-194]
Digitalizzato OrigSì
Rilevanza3/3
CopyrightSì

Contenuto

e un impiegato insiste per la lira e venti del giuramento che ora non si può fare, ma non importa, purché sia pagato;

e colleghi che beffano perché mi son presentato puntuale e vedono soltanto un’occasione di bottiglie nel nuovo arrivato.

E la città della guerra intorno, che fu un’isola di quiete case nel porto delle alpi dolomitiche e ora è un immenso magazzino di traffici e un’oasi di piacere.

Tutta schizzata di fango, tutta rombante di motori.

Tutta adoprata, tutta consumata.

Col suo teatro gonfio di sacca di grano e la sua stazioncina imbottigliata di vagoni, e i suoi alberghi Comandi Militari, e le sue scuole polveriere e i suoi campanili osservatorii, e sbuffi di latrine e ossami alle sue villeggiature e i suoi portici rigurgitanti di militari che tutti vogliono passeggiare, che tutti vogliono comprare, che tutti si vogliono divertire.

Città della guerra che ogni mattina deve preparare ai bisogni dell’armata lassù tra le nevi i suoi convogli automobili di uomini freschi, di viveri nuovi, di materiali, di munizioni; e prepararsi a ricevere ogni sera i tristi convogli di ritorno: dei suoi malati, dei suoi stanchi, dei suoi rifiuti.